venerdì 26 settembre 2014

Miss detective


L'arredamento degli uffici open space spesso mi disturba (come tante altre cose in effetti).
Soprattutto quando è formato da scrivanie diverse tra loro, ordinate (si fa per dire!) in file irregolari e antiestetiche.
Del mio ufficio ho ben poco di cui lamentarmi, le scrivanie sono formate da un unico blocco di 4 postazioni lavoro, semplice e elegante.
Il mio cruccio? Le cassettiere! Non fanno parte integrante della scrivania ma sono un piccolo mobiletto a parte, su rotelle.
Non pensiate che non arrivi a capire le molteplici utilità di questa scelta. Però il fatto che siano sempre storte, sotto i tavoli dei colleghi, mi tormenta.
Alla sera, prima di uscire, le raddrizzo tutte e mi trattengo a stento dal ripetere l'operazione durante il giorno, in loro presenza.
Però, a quanto pare, memorizzo la loro posizione. Di ritorno dalla pausa caffè della mattina ho notato subito che alcune cassettiere non erano più nella stessa identica posizione in cui le avevamo lasciate, dieci minuti prima.
"Qualcuno ha aperto i nostri cassetti" ho detto.
Il collega nuovo, che ormai temo di aver turbato a sufficienza, ha assunto un'espressione alquanto interrogativa.
La collega efficiente non ha perso tempo e, senza nemmeno controllare se le mancasse qualcosa, ha composto il numero della reception.
L'addetto alla manutenzione ascensore, che stava lasciando lo stabile, è stato fermato con 5 Tablet aziendali nella borsa.



mercoledì 17 settembre 2014

Performance odierne 2

The Challenge:
- Copiare 2 file presenti su chiavetta USB rispettivamente su portatile con sistema operativo Windows 7 e MacBook.
- Restituire la chiavetta vuota.
Miei risultati:
Windows 7
Accensione: circa un minuto.
Piena operatività del sistema: alcuni ulteriori minuti.
Copia dei file (tramite "TAGLIA e INCOLLA"): circa 2 minuti.
Tempo totale: 5 - 6 minuti circa.
MacBook
Accensione e piena operatività del sistema: pressoché immediata.
Copia del file (non  posso fare "TAGLIA e INCOLLA"): pochi secondi.
Cancellazione del file residuo dalla USB ("Ma l'avrò veramente copiato, siamo sicuri? Controllo... Ok è proprio lui, stessi KB, stesso nome... e poi sulla USB c'era solo più quello... Ok. Si, vado.... lo cancello... ma l'avrò veramente copiato, siamo sicuri? Controllo...."): alcuni minuti.
Realizzare successivamente che potevo utilizzare "Drag & Drop" o "Sposta elemento": alcuni secondi di umiliazione e di auto monito a non dimenticarlo più.
Tempo totale : 7 minuti circa.
Ho imparato:
I sistemi operativi efficaci sono sprecati con me, lavoro meglio con quelli meno performanti, essendo così poco performante io stessa. 

Performance odierne 1

Tragitto casa - parcheggio lavoro.

Distanza: 33 km - Percorso suddiviso su strada urbana e statale
Tempo di percorrenza: 42 minuti

Tragitto parcheggio lavoro - ingresso ufficio.

Distanza: 10 metri in piano.
Tempo impiegato (tra chiusura auto, controllo chiusura auto, borsa dimenticata nell'abitacolo, riapertura auto, chiusura, controllo chiusura, respiro profondo e prova di distanziamento dall'auto, controllo chiusura a distanza, panico, riavvicinamento all'auto, controllo chiusura, accidentale riapertura, tutto da capo): 16 minuti

Il collega che mi ha visto scendere dall'auto e che, nonostante i miei cenni, mi ha aspettata per entrare, è qui da pochi giorni. Sono ragionevolmente sicura che, la prossima volta che arriveremo contemporaneamente, fingerà per mia fortuna di non avermi vista, come fanno tutti gli altri.







lunedì 28 luglio 2014

Non (so se) sono pronta

Ho incontrato la nuova dottoressa.
Sembra molto determinata a guarirmi dal mio Doc... la qual cosa mi terrorizza!

lunedì 21 luglio 2014

È una giungla là fuori (cit.)

Il disturbo ossessivo compulsivo piace al cinema.
Un titolo, fra i tanti, è "Qualcosa è cambiato".

Anche la televisione ci (mi) ha regalato personaggi affetti da DOC che è difficile non amare.
Bree Van De Kamp ("Desperate Housewives") e Monica Geller ("Friends") restano nel mio cuore come modello a cui tendere: entrambe ottime cuoche e padrone di casa impeccabili ed entrambe determinate, qualità che si nutrono del DOC ma non si fanno soffocare del tutto da esso, qualità che vorrei avere anche io e di cui, invece, difetto totalmente.

Credo di somigliare molto di più (genialità - purtroppo - esclusa) al mio amatissimo Adrian Monk, protagonista della popolare serie crime (anche se per le molteplici sfaccettature che la caratterizzano attribuire alla serie un genere è quasi riduttivo) dello scorso decennio, Detective Monk.

In un episodio veniamo a sapere che Adrian Monk ha 312 fobie.
Grazie a una bella pagina tumblr dedicata e a wikipedia ho recuperato un parziale elenco:

paura dei dentisti 
paura dei germi 
paura degli aghi 
paura del latte 
paura della morte
paura dei serpenti 
paura dei funghi 
paura delle altezze 
paura della folla
paura degli ascensori 
paura del disordine
paura delle imperfezioni 
paura del rischio 
paura della paura stessa
paura dei frullatori 
paura delle api
paura delle api dentro i frullatori (ovviamente!)
paura dei calabroni 
paura dei gatti 
paura delle tigri  
paura delle grotte 
paura delle nuvole 
paura dei cani 
paura del buio 
paura della sporcizia 
paura della polvere 
paura degli spazi chiusi 
paura del fuoco 
paura delle mosche 
paura delle rane 
paura dei ghiacciai 
paura dei chicchi di grandine 
paura delle coccinelle 
paura dei fulmini
paura delle scimmie 
paura della natura 
paura del rumore 
paura degli oggetti taglienti o appuntiti
paura degli opossum 
paura dei conigli 
paura dei ratti 
paura dei topi 
paura dei fiumi 
paura delle cose rotonde 
paura del fango
paura dei ragni 
paura dell'acqua del rubinetto 
paura degli tsunami 
paura del vento 
paura delle infezioni 
paura degli aerei 
paura delle imbarcazioni
paura degli autobus 
paura di guidare 
paura dei treni 
paura dei camion 
paura dei taxi 
paura delle coperte 
paura dei ponti 
paura dei bulli 
paura dei clown 
paura delle mani sporche 
paura del filtro dell'asciugatrice
paura dei piedi 
paura delle armoniche 
paura di baciare 
paura delle scale 
paura dei laser 
paura dei lebbrosi
paura di vedere delle persone nude 
paura dei parlare in pubblico 
paura dei burattini 
paura dei rodei
paura dei tifosi di calcio
paura del contatto
paura delle gallerie
paura della biancheria intima 
paura di vomitare
paura degli sputi  
paura dei deludere il proprio padre 
paura del caffè decaffeinato 
paura degli albumi d'uovo
paura della panna scremata
paura delle verdure miste 
paura delle compresse medicinali colorate
paura del carbone 
paura di toccare il cibo

Nel corso della serie non viene data particolare spiegazione sulla classifica di "gravità" di queste fobie, il che a mio umile avviso è corretto, perché spesso chi è affetto da DOC lo stabilisce solo nel momento in cui si trova costretto a scegliere tra l'una e l'altra.
Ad esempio nell'episodio finale della serie è chiaro che una gerarchia esiste e che la sua paura di vomitare superi di gran lunga quella di morire. Per sua e nostra fortuna (spoiler!!) nessuna delle due cose avviene.

Leggendo la lunga lista delle fobie di Monk ho sogghignato per due volte constatando di non temere il latte e le coccinelle. Ma la mia sensazione di vittoria è durata poco. Io ho paura del telefono e degli ombrelli e, nell'elenco, non ci sono!



lunedì 14 luglio 2014

Soldi ben spesi (?)

Il mio terapeuta mi ha consigliato una serie di sedute con una sua collega, esperta di psicoterapia cognitivo-comportamentale.

In sintesi, mi vorrà scaricare?
Devo preoccuparmi?
Pensa forse che rimarrò l'unico fallimento che gli si potrà imputare in anni di carriera e vuole correre ai ripari?
Ha paura che il suo nome apparirà sui giornali associato al mio il giorno che commetterò qualcosa di irreparabile?

Ok. Calma. Bando alle manie di persecuzione.
La verità è che mi vuole aiutare ed è disposto a rinunciare ad alcuni mesi di profumati pagamenti per provare a farmi stare meglio.
Ammirazione e gratitudine (al limite del transfert) albergano in me.

Però, se vogliamo dirla tutta... ho aperto questo spazio il 4 - Indipendenza - luglio e oggi, 14 - Rivoluzione - luglio, ho creato una pagina Facebook collegata al blog.




Il mio inconscio vuole dirmi qualcosa, credo.
E, con un inconscio tanto chiacchierone e collaborativo, non saprei dire se il mio terapeuta se lo guadagna veramente, lo stipendio.


venerdì 11 luglio 2014

La signora arriva presto, finisce presto, e si pulisce il bagno!

Ogni volta che cambio ufficio (nel mio lavoro è frequente e non necessariamente imputabile a meriti o demeriti) la prima visita al bagno del piano è un momento solenne.
Dalle sue condizioni dipenderà gran parte della mia salute psichica nei mesi a venire.
Controllo lo stato di pulizia dei sanitari (mediamente sempre buono) e la loro modernità (questo secondo punto è più carente). Non che mi interessi di arredamento e design, semplicemente la rubinetteria con miscelatore a leva è più semplice e veloce da pulire efficacemente, mentre mi lavo le mani, rispetto ai rubinetti classici.
Perché ovviamente il mio lavaggio mani, dopo aver utilizzato i servizi, comprende: lavaggio mani fase iniziale – lavaggio rubinetteria – lavaggio mani fase finale e chiusura dell’acqua corrente senza più timore di entrare in contatto con un rubinetto sporco, vanificando il tutto.
Il massimo della felicità lo raggiungo le rare volte che mi imbatto in un lavandino azionato a pedale, che automaticamente elimina due fasi su tre del lavaggio mani sopracitato.
Non ho preferenza tra quello a pedale e quello azionato da un sensore di movimento, ma noto che invece normalmente le persone preferiscono il primo. Questo almeno a giudicare dai tentativi disperati e spesso infruttuosi di azionare il secondo a cui assisto nei bagni dei cinema o degli autogrill. A me basta un rapido ed elegante gesto, conosco i segreti di tutti i modelli.
Superato il problema di toccare o meno un rubinetto potenzialmente sporco, se ne presenta però un altro, soprattutto negli uffici.
Quando incontro le colleghe nell'antibagno e le vedo uscire senza essersi lavate le mani l’ansia mi pervade. Come farò adesso a utilizzare la maniglia, che loro hanno appena toccato, per uscire?
Alla fine mi faccio forza e la sfioro col gomito il meno possibile, augurando mentalmente alla malcapitata le peggiori sciagure. Tutte tranne il classico attacco di diarrea fulminante. È nel mio interesse che tali persone utilizzino il bagno il meno possibile.