Ho incontrato la nuova dottoressa.
Sembra molto determinata a guarirmi dal mio Doc... la qual cosa mi terrorizza!
lunedì 28 luglio 2014
lunedì 21 luglio 2014
È una giungla là fuori (cit.)
Il disturbo ossessivo compulsivo piace al cinema.
Un titolo, fra i tanti, è "Qualcosa è cambiato".
Anche la televisione ci (mi) ha regalato personaggi affetti da DOC che è difficile non amare.
Bree Van De Kamp ("Desperate Housewives") e Monica Geller ("Friends") restano nel mio cuore come modello a cui tendere: entrambe ottime cuoche e padrone di casa impeccabili ed entrambe determinate, qualità che si nutrono del DOC ma non si fanno soffocare del tutto da esso, qualità che vorrei avere anche io e di cui, invece, difetto totalmente.
Credo di somigliare molto di più (genialità - purtroppo - esclusa) al mio amatissimo Adrian Monk, protagonista della popolare serie crime (anche se per le molteplici sfaccettature che la caratterizzano attribuire alla serie un genere è quasi riduttivo) dello scorso decennio, Detective Monk.
In un episodio veniamo a sapere che Adrian Monk ha 312 fobie.
Grazie a una bella pagina tumblr dedicata e a wikipedia ho recuperato un parziale elenco:
paura dei dentisti
paura dei germi
paura degli aghi
paura del latte
paura della morte
paura dei serpenti
paura dei funghi
paura delle altezze
paura della folla
paura degli ascensori
paura del disordine
paura delle imperfezioni
paura del rischio
paura della paura stessa
paura dei frullatori
paura delle api
paura delle api dentro i frullatori (ovviamente!)
paura dei calabroni
paura dei gatti
paura delle tigri
paura delle grotte
paura delle nuvole
paura dei cani
paura del buio
paura della sporcizia
paura della polvere
paura degli spazi chiusi
paura del fuoco
paura delle mosche
paura delle rane
paura dei ghiacciai
paura dei chicchi di grandine
paura delle coccinelle
paura dei fulmini
paura delle scimmie
paura della natura
paura del rumore
paura degli oggetti taglienti o appuntiti
paura degli opossum
paura dei conigli
paura dei ratti
paura dei topi
paura dei fiumi
paura delle cose rotonde
paura del fango
paura dei ragni
paura dell'acqua del rubinetto
paura degli tsunami
paura del vento
paura delle infezioni
paura degli aerei
paura delle imbarcazioni
paura degli autobus
paura di guidare
paura dei treni
paura dei camion
paura dei taxi
paura delle coperte
paura dei ponti
paura dei bulli
paura dei clown
paura delle mani sporche
paura del filtro dell'asciugatrice
paura dei piedi
paura delle armoniche
paura di baciare
paura delle scale
paura dei laser
paura dei lebbrosi
paura di vedere delle persone nude
paura dei parlare in pubblico
paura dei burattini
paura dei rodei
paura dei tifosi di calcio
paura del contatto
paura delle gallerie
paura della biancheria intima
paura di vomitare
paura degli sputi
paura dei deludere il proprio padre
paura del caffè decaffeinato
paura degli albumi d'uovo
paura della panna scremata
paura delle verdure miste
paura delle compresse medicinali colorate
paura del carbone
paura di toccare il cibo
Nel corso della serie non viene data particolare spiegazione sulla classifica di "gravità" di queste fobie, il che a mio umile avviso è corretto, perché spesso chi è affetto da DOC lo stabilisce solo nel momento in cui si trova costretto a scegliere tra l'una e l'altra.
Ad esempio nell'episodio finale della serie è chiaro che una gerarchia esiste e che la sua paura di vomitare superi di gran lunga quella di morire. Per sua e nostra fortuna (spoiler!!) nessuna delle due cose avviene.
Leggendo la lunga lista delle fobie di Monk ho sogghignato per due volte constatando di non temere il latte e le coccinelle. Ma la mia sensazione di vittoria è durata poco. Io ho paura del telefono e degli ombrelli e, nell'elenco, non ci sono!
Un titolo, fra i tanti, è "Qualcosa è cambiato".
Anche la televisione ci (mi) ha regalato personaggi affetti da DOC che è difficile non amare.
Bree Van De Kamp ("Desperate Housewives") e Monica Geller ("Friends") restano nel mio cuore come modello a cui tendere: entrambe ottime cuoche e padrone di casa impeccabili ed entrambe determinate, qualità che si nutrono del DOC ma non si fanno soffocare del tutto da esso, qualità che vorrei avere anche io e di cui, invece, difetto totalmente.
Credo di somigliare molto di più (genialità - purtroppo - esclusa) al mio amatissimo Adrian Monk, protagonista della popolare serie crime (anche se per le molteplici sfaccettature che la caratterizzano attribuire alla serie un genere è quasi riduttivo) dello scorso decennio, Detective Monk.
In un episodio veniamo a sapere che Adrian Monk ha 312 fobie.
Grazie a una bella pagina tumblr dedicata e a wikipedia ho recuperato un parziale elenco:
paura dei dentisti
paura dei germi
paura degli aghi
paura del latte
paura della morte
paura dei serpenti
paura dei funghi
paura delle altezze
paura della folla
paura degli ascensori
paura del disordine
paura delle imperfezioni
paura del rischio
paura della paura stessa
paura dei frullatori
paura delle api
paura delle api dentro i frullatori (ovviamente!)
paura dei calabroni
paura dei gatti
paura delle tigri
paura delle grotte
paura delle nuvole
paura dei cani
paura del buio
paura della sporcizia
paura della polvere
paura degli spazi chiusi
paura del fuoco
paura delle mosche
paura delle rane
paura dei ghiacciai
paura dei chicchi di grandine
paura delle coccinelle
paura dei fulmini
paura delle scimmie
paura della natura
paura del rumore
paura degli oggetti taglienti o appuntiti
paura degli opossum
paura dei conigli
paura dei ratti
paura dei topi
paura dei fiumi
paura delle cose rotonde
paura del fango
paura dei ragni
paura dell'acqua del rubinetto
paura degli tsunami
paura del vento
paura delle infezioni
paura degli aerei
paura delle imbarcazioni
paura degli autobus
paura di guidare
paura dei treni
paura dei camion
paura dei taxi
paura delle coperte
paura dei ponti
paura dei bulli
paura dei clown
paura delle mani sporche
paura del filtro dell'asciugatrice
paura dei piedi
paura delle armoniche
paura di baciare
paura delle scale
paura dei laser
paura dei lebbrosi
paura di vedere delle persone nude
paura dei parlare in pubblico
paura dei burattini
paura dei rodei
paura dei tifosi di calcio
paura del contatto
paura delle gallerie
paura della biancheria intima
paura di vomitare
paura degli sputi
paura dei deludere il proprio padre
paura del caffè decaffeinato
paura degli albumi d'uovo
paura della panna scremata
paura delle verdure miste
paura delle compresse medicinali colorate
paura del carbone
paura di toccare il cibo
Nel corso della serie non viene data particolare spiegazione sulla classifica di "gravità" di queste fobie, il che a mio umile avviso è corretto, perché spesso chi è affetto da DOC lo stabilisce solo nel momento in cui si trova costretto a scegliere tra l'una e l'altra.
Ad esempio nell'episodio finale della serie è chiaro che una gerarchia esiste e che la sua paura di vomitare superi di gran lunga quella di morire. Per sua e nostra fortuna (spoiler!!) nessuna delle due cose avviene.
Leggendo la lunga lista delle fobie di Monk ho sogghignato per due volte constatando di non temere il latte e le coccinelle. Ma la mia sensazione di vittoria è durata poco. Io ho paura del telefono e degli ombrelli e, nell'elenco, non ci sono!
lunedì 14 luglio 2014
Soldi ben spesi (?)
Il mio terapeuta mi ha consigliato una serie di sedute con una sua collega, esperta di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
In sintesi, mi vorrà scaricare?
Devo preoccuparmi?
Pensa forse che rimarrò l'unico fallimento che gli si potrà imputare in anni di carriera e vuole correre ai ripari?
Ha paura che il suo nome apparirà sui giornali associato al mio il giorno che commetterò qualcosa di irreparabile?
Ok. Calma. Bando alle manie di persecuzione.
La verità è che mi vuole aiutare ed è disposto a rinunciare ad alcuni mesi di profumati pagamenti per provare a farmi stare meglio.
Ammirazione e gratitudine (al limite del transfert) albergano in me.
Però, se vogliamo dirla tutta... ho aperto questo spazio il 4 - Indipendenza - luglio e oggi, 14 - Rivoluzione - luglio, ho creato una pagina Facebook collegata al blog.
Il mio inconscio vuole dirmi qualcosa, credo.
E, con un inconscio tanto chiacchierone e collaborativo, non saprei dire se il mio terapeuta se lo guadagna veramente, lo stipendio.
In sintesi, mi vorrà scaricare?
Devo preoccuparmi?
Pensa forse che rimarrò l'unico fallimento che gli si potrà imputare in anni di carriera e vuole correre ai ripari?
Ha paura che il suo nome apparirà sui giornali associato al mio il giorno che commetterò qualcosa di irreparabile?
Ok. Calma. Bando alle manie di persecuzione.
La verità è che mi vuole aiutare ed è disposto a rinunciare ad alcuni mesi di profumati pagamenti per provare a farmi stare meglio.
Ammirazione e gratitudine (al limite del transfert) albergano in me.
Però, se vogliamo dirla tutta... ho aperto questo spazio il 4 - Indipendenza - luglio e oggi, 14 - Rivoluzione - luglio, ho creato una pagina Facebook collegata al blog.

Il mio inconscio vuole dirmi qualcosa, credo.
E, con un inconscio tanto chiacchierone e collaborativo, non saprei dire se il mio terapeuta se lo guadagna veramente, lo stipendio.
venerdì 11 luglio 2014
La signora arriva presto, finisce presto, e si pulisce il bagno!
Ogni volta che cambio ufficio (nel mio lavoro è frequente e
non necessariamente imputabile a meriti o demeriti) la prima visita al bagno
del piano è un momento solenne.
Dalle sue condizioni dipenderà gran parte della mia salute
psichica nei mesi a venire.
Controllo lo stato di pulizia dei sanitari (mediamente sempre
buono) e la loro modernità (questo secondo punto è più carente). Non che mi
interessi di arredamento e design, semplicemente la rubinetteria con
miscelatore a leva è più semplice e veloce da pulire efficacemente, mentre mi
lavo le mani, rispetto ai rubinetti classici.
Perché ovviamente il mio lavaggio mani, dopo aver utilizzato
i servizi, comprende: lavaggio mani fase iniziale – lavaggio rubinetteria –
lavaggio mani fase finale e chiusura dell’acqua corrente senza più timore di
entrare in contatto con un rubinetto sporco, vanificando il tutto.
Il massimo della felicità lo raggiungo le rare volte che mi
imbatto in un lavandino azionato a pedale, che automaticamente elimina due fasi
su tre del lavaggio mani sopracitato.
Non ho preferenza tra quello a pedale e quello azionato da un
sensore di movimento, ma noto che invece normalmente le persone preferiscono il
primo. Questo almeno a giudicare dai tentativi disperati e spesso infruttuosi
di azionare il secondo a cui assisto nei bagni dei cinema o degli autogrill. A
me basta un rapido ed elegante gesto, conosco i segreti di tutti i modelli.
Superato il problema di toccare o meno un rubinetto
potenzialmente sporco, se ne presenta però un altro, soprattutto negli uffici.
Quando incontro le colleghe nell'antibagno e le vedo uscire
senza essersi lavate le mani l’ansia mi pervade. Come farò adesso a utilizzare
la maniglia, che loro hanno appena toccato, per uscire?
Alla fine mi faccio forza e la sfioro col gomito il meno possibile, augurando mentalmente alla malcapitata le peggiori sciagure. Tutte tranne il
classico attacco di diarrea fulminante. È nel mio interesse che tali
persone utilizzino il bagno il meno possibile.
martedì 8 luglio 2014
La tecnologia mi rende più schiava
La tecnologia ci rende liberi o schiavi?
Entrambe, direi ad istinto per schivare un dibattito potenzialmente infruttuoso e una domanda a cui non so rispondere. Quello che so è che non va molto d'accordo con le mie - altre - schiavitù.
Gli oggetti tecnologici non amano essere lavati.
Purtroppo, pur facendo tutte le attenzioni del caso, talvolta si sporcano anche loro.
Questa eventualità ha portato, come logica conseguenza, nella maggioranza dei casi, al loro danneggiamento permanente. Non sono stati corrosi dallo sporco (questo solo nella mia mente) semplicemente non hanno gradito i miei metodi di pulizia.
Il mio iPad è stato sostituito quando era ancora in garanzia perché aveva smesso inspiegabilmente di funzionare. La scheda tecnica della sostituzione riportava: condizione estetiche del dispositivo reso "buone". Mi sono quasi offesa, lindo com'era meritava un voto ancora più alto.
Potrebbe essere interessante sapere che esiste invece un modello di telefono che, dopo essere stato immerso completamente in una bacinella d'acqua, dopo un paio di giorni in cui ha versato in stato di shock illuminandosi a intermittenza, ha ripreso a funzionare perfettamente e, a distanza di un paio d'anni, continua tranquillamente la sua onorata carriera.
Prima di scrivere queste righe mi sono assicurata che il numero di file contenuti nella cartella in cui salvo i miei documenti fosse un multiplo di cinque. Ho dovuto, purtroppo, constatare che non era così. Qualche dannato file di sistema si era aggiunto senza permesso per arrecarmi fastidio. Individuatolo ero già pronta a decretare la sua eliminazione. Poi ho ripensato all'ultima volta, quando il sistema operativo non era più ripartito ed avevo dovuto servirmi di un cd con linux per avviare il computer e poter rimediare al danno. Così ci ho riflettuto un attimo e poi... ho creato 4 file vuoti.
Entrambe, direi ad istinto per schivare un dibattito potenzialmente infruttuoso e una domanda a cui non so rispondere. Quello che so è che non va molto d'accordo con le mie - altre - schiavitù.
Gli oggetti tecnologici non amano essere lavati.
Purtroppo, pur facendo tutte le attenzioni del caso, talvolta si sporcano anche loro.
Questa eventualità ha portato, come logica conseguenza, nella maggioranza dei casi, al loro danneggiamento permanente. Non sono stati corrosi dallo sporco (questo solo nella mia mente) semplicemente non hanno gradito i miei metodi di pulizia.
Il mio iPad è stato sostituito quando era ancora in garanzia perché aveva smesso inspiegabilmente di funzionare. La scheda tecnica della sostituzione riportava: condizione estetiche del dispositivo reso "buone". Mi sono quasi offesa, lindo com'era meritava un voto ancora più alto.
Potrebbe essere interessante sapere che esiste invece un modello di telefono che, dopo essere stato immerso completamente in una bacinella d'acqua, dopo un paio di giorni in cui ha versato in stato di shock illuminandosi a intermittenza, ha ripreso a funzionare perfettamente e, a distanza di un paio d'anni, continua tranquillamente la sua onorata carriera.
Prima di scrivere queste righe mi sono assicurata che il numero di file contenuti nella cartella in cui salvo i miei documenti fosse un multiplo di cinque. Ho dovuto, purtroppo, constatare che non era così. Qualche dannato file di sistema si era aggiunto senza permesso per arrecarmi fastidio. Individuatolo ero già pronta a decretare la sua eliminazione. Poi ho ripensato all'ultima volta, quando il sistema operativo non era più ripartito ed avevo dovuto servirmi di un cd con linux per avviare il computer e poter rimediare al danno. Così ci ho riflettuto un attimo e poi... ho creato 4 file vuoti.
venerdì 4 luglio 2014
La mia vita con Doc
Doc richiede tantissime attenzioni e premure, come un cucciolo.
E, forse, qualche volta, mi difende come un vero mastino.
Da cosa non saprei.
Intanto coabitiamo da anni.
Non lo faccio vedere a tutti e raramente lo chiamo con il suo nome completo, così lungo.
Disturbo ossessivo compulsivo. Neanche un bel nome.
Chi l'ha conosciuto, ma mai ospitato, me ne parla con fastidio.
Non capisco perché, sono io a dovermene prendere cura, in fondo.
Mi dicono spesso "Saprei io come guarirti, ti ci vorrebbe un vero grosso problema."
È un po' inquietante essere circondata da persone che si augurano che catastrofi e tragedie si abbattano su di te. Ma ci si abitua.
Quello che non sanno è che, quando purtroppo mi accade qualcosa di veramente brutto, io reagisco normalmente, ma con più lucidità ed efficienza di tutti loro.
Il mio cervello è abituato a gestire emergenze continue. Inesistenti.
Foto di Dominik Martn
E, forse, qualche volta, mi difende come un vero mastino.
Da cosa non saprei.
Intanto coabitiamo da anni.
Non lo faccio vedere a tutti e raramente lo chiamo con il suo nome completo, così lungo.
Disturbo ossessivo compulsivo. Neanche un bel nome.
Chi l'ha conosciuto, ma mai ospitato, me ne parla con fastidio.
Non capisco perché, sono io a dovermene prendere cura, in fondo.
Mi dicono spesso "Saprei io come guarirti, ti ci vorrebbe un vero grosso problema."
È un po' inquietante essere circondata da persone che si augurano che catastrofi e tragedie si abbattano su di te. Ma ci si abitua.
Quello che non sanno è che, quando purtroppo mi accade qualcosa di veramente brutto, io reagisco normalmente, ma con più lucidità ed efficienza di tutti loro.
Il mio cervello è abituato a gestire emergenze continue. Inesistenti.
Foto di Dominik Martn
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