Ogni volta che cambio ufficio (nel mio lavoro è frequente e
non necessariamente imputabile a meriti o demeriti) la prima visita al bagno
del piano è un momento solenne.
Dalle sue condizioni dipenderà gran parte della mia salute
psichica nei mesi a venire.
Controllo lo stato di pulizia dei sanitari (mediamente sempre
buono) e la loro modernità (questo secondo punto è più carente). Non che mi
interessi di arredamento e design, semplicemente la rubinetteria con
miscelatore a leva è più semplice e veloce da pulire efficacemente, mentre mi
lavo le mani, rispetto ai rubinetti classici.
Perché ovviamente il mio lavaggio mani, dopo aver utilizzato
i servizi, comprende: lavaggio mani fase iniziale – lavaggio rubinetteria –
lavaggio mani fase finale e chiusura dell’acqua corrente senza più timore di
entrare in contatto con un rubinetto sporco, vanificando il tutto.
Il massimo della felicità lo raggiungo le rare volte che mi
imbatto in un lavandino azionato a pedale, che automaticamente elimina due fasi
su tre del lavaggio mani sopracitato.
Non ho preferenza tra quello a pedale e quello azionato da un
sensore di movimento, ma noto che invece normalmente le persone preferiscono il
primo. Questo almeno a giudicare dai tentativi disperati e spesso infruttuosi
di azionare il secondo a cui assisto nei bagni dei cinema o degli autogrill. A
me basta un rapido ed elegante gesto, conosco i segreti di tutti i modelli.
Superato il problema di toccare o meno un rubinetto
potenzialmente sporco, se ne presenta però un altro, soprattutto negli uffici.
Quando incontro le colleghe nell'antibagno e le vedo uscire
senza essersi lavate le mani l’ansia mi pervade. Come farò adesso a utilizzare
la maniglia, che loro hanno appena toccato, per uscire?
Alla fine mi faccio forza e la sfioro col gomito il meno possibile, augurando mentalmente alla malcapitata le peggiori sciagure. Tutte tranne il
classico attacco di diarrea fulminante. È nel mio interesse che tali
persone utilizzino il bagno il meno possibile.

Nessun commento:
Posta un commento